Biografia

Didier Pible

Dalla sua nascita, avvenuta l’8 giugno del 1956, Didier Pible ha vissuto appartenendo a tre luoghi fondamentali: la sua patria culturale (Parigi, per quarant’anni, poi Clermont-Ferrand, capoluogo della regione Auvergne, dove abita tuttora), la dimora affettiva (la casa familiare di vacanza nella campagna vicina a Vichy), l’appartenenza “sognata” (l’Italia, dove sorgono le sue radici familiari). Un trittico, questo, che gli ha permesso di sviluppare una sensibilità particolare.

La sintesi necessaria al suo squilibrio, alla sua urgenza di esprimersi e di incanalare le sue emozioni, l’ha trovata nella pittura: questo medium gli permette, con un lavoro di costruzione pittorica fondato su luce, linea e volume, di creare un universo alla confluenza del reale e dell’immaginario, di inventare un’altra realtà, basata su una memoria sensibile e su un’idea di “tempo universale ed eterno”.

Pible ha tenuto numerose mostre personali e collettive in diverse città francesi. In Italia, quale esponente del movimento “Verso un Nuovo Rinascimento”, ha partecipato alle mostre di arte contemporanea organizzate a Trento (2018) e a Lucca (2018).

Testo critico

Onironauta della luce. La poetica di Didier Pible

Cartografando sulle sue tele le strutture “minime” della Lebenswelt, il “mondo della vita”, Pible indaga gli abissi della natura, nella sua sfera selvaggia come in quella antropica.

Il pittore comprende che un’arte puramente mimetica, didascalica, naturalista ha ormai fatto il suo tempo, non è più capace di cogliere lo Zeitgeist, lo “spirito del tempo” che ci invita piuttosto a imperniare l’espressione, come ben spiega Kandinsky, sul principio della necessità interiore.

Pible non rifiuta in toto, peraltro, il figurativo, inserendo nelle sue tele, con equilibrio e padronanza, alcuni riferimenti ben riconoscibili a luoghi, architetture e paesaggi della sua vita, formalmente plasmati con eleganza.

Un ampio spazio, nella sua produzione, è dedicato all’Italia, di cui l’artista ricerca incessantemente, in forma reiterata ma sempre elegante, il Genius loci, nella molteplicità delle sue manifestazioni locali.

Così, fra gli altri, il Sogno amalfitano assurge a paesaggio interiore in cui ogni dualismo si sfalda di fronte alla potenza del sogno.

L’onironauta, maestro della luce, Didier Pible, diventa così edificatore di una poetica in cui visibile e invisibile, implicito ed esplicito, tangibile e sfuggente entrano in relazione dialettica, riecheggiando il monito kandinskyano: «Non c’è nessun “dovere” in arte.

L’arte è eternamente libera. Fugge il “dovere” come il giorno la notte».

Luca Siniscalco

Opera

Didier Pible

Sogno amalfitano

Acquerello

50 x 70 cm