Biografia

Matteo Boato

Chitarrista classico, ingegnere civile. Nel 2001 come un fulmine a ciel sereno sceglie la via della pittura come unica professione.

La sua attività espositiva è intensa sia in Italia che all’estero: Barcellona (S), Belfast (GB), Berlino (D), Bruxelles (B), Cheboksary (Russia), Dandee (GB), Dresda (D), Edinburgo (GB), Fukuoka (J), Gabala (AZ), Glasgow (GB), Groeningen (NL), Hakone (J), Hong Kong (Cina), Kirov (Russia), Lisbona (P), Londra (GB), Losanna (CH), Lugano (CH), Minamiashigara (J), Mosca (RU), Nizhny Novgorod (RU), Odawara (J), Parigi (F), Riga (LV), Rostov-on-Don (Russia), Siviglia (S), Sonthoven (D), St. Andrews (GB), Tarragona (S), Yaroslavl (Russia), Yekaterinburg (Russia).

Ha partecipato alla mostra “Umanesimo” a Milano nell’ambito del Festival del Nuovo Rinascimento 2019. Per il 2022 figura tra gli artisti esposti alla mostra permanente del Centro Leonardo da Vinci – Art Expo.

Testo critico

L’arte di Matteo Boato è giocata su una spazialità condivisa, fondata su una riflessione intorno al senso dell’abitare. L’attento studio del sostrato grafico si delinea in una visione d’insieme, si direbbe gestaltica, dove ogni elemento è orchestrato nell’intenzionale sinfonia – o sintonia – di movimenti impercettibili, scanditi da cromatismi tridimensionali.

La piazza, definita dallo stesso Boato “il cuore visibile della città”, catalizza le tracce vibranti del passaggio umano per restituirle in forma trascesa a chi guarda. Il tema della piazza, dell’abitare, del popolare lo spazio e fecondarlo d’essenza, è imprescindibile nella ricerca artistica di Boato.

La pastosità materica del colore ad olio, contrapposta al tratto definito della grafite, evoca un gioco di corrispondenze tra interno ed esterno, tra socialità e interiorità, tra polis e domus. Lungi dall’essere inconsistente horror vacui, la presenza antropica in Matteo Boato si rivela decisiva nel dare un senso alla forma circostante.

La coesistenza tra paesaggio urbano e fatto sociale non implica colonizzazione fracassona o assembramento coatto e sparpagliato: è il puro esserci, senza risvolti ideologici o materialistici, il ritrovarsi nella compartecipazione coesa al convivio sociale.

Sono insediamenti di condivisione pura, che in un frammento circoscritto d’arte risaltano in tinte vive, illuminazioni pulsanti da immortalare e custodire nella memoria.

Matteo Boato, che pure è musicista, reinventa il brulicare della vita cittadina in un’armonia sinestesica che prende vita dal colore. La densità cromatica induce la materia a proiettarsi verso l’esterno, e nel magma differenziato della piazza è possibile udire chiacchiericci sommessi o canti argentini, lasciarsi inebriare da familiari fragranze, assaporarne la gustosa atmosfera.

Nel modus operandi di Boato anche una metropoli come Milano, sovrastata dalle guglie secolari del Duomo, è benevolo circuito d’invenzione creativa, fornendo sempre nuove ispirazioni a chi fa dell’arte la propria stella polare.

Angela Patrono

Opera

Matteo Boato

Milano

Olio e grafite su tela

120 x 120 cm