Biografia

Sangre

Marco Francesco Sangregorio nasce a Melzo (MI) il 29 Agosto 1986. Fin da bambino è soprannominato Sangre, da qui lo pseudonimo con cui autentica le sue opere.

Inizia la sua produzione artistica da autodidatta anche per via della sua professione (stampatore). Seguendo la lezione dadaista decide di conservare gli scarti di sovrapproduzione del suo lavoro, decontestualizzarli e nobilitarli come opere d’arte vere e proprie. Ritiene ben presto, però, questo processo troppo casuale ed incontrollato. Inizia quindi a far evolvere la sua creatività verso la concezione e la realizzazione di opere a partire da zero.

Dopo una continua sperimentazione iniziale di tecniche e stili, Sangre giunge al neo dadaismo. Le opere “New Dada” sono quelle che gli consentono dal 2016 di essere selezionato per importanti esposizioni personali e collettive sia sul territorio nazionale che all’estero. Di pari passo vanno le pubblicazioni e l’esordio nel mondo dei media con interviste in radio e televisioni locali. A Dicembre 2019, inoltre, è stato insignito della Laurea Honoris Causa in Arti Visive presso l’Accademia di Santa Sara ad Alessandria.

Testo critico

Sangre: New Dada l’Irripetibile

Il dadaismo, considerato entro una prospettiva storico-artistica, si colloca per molti aspetti sul crinale in cui il vertice del genio artistico occidentale sfuma nella provocazione concettuale extra-artistica.

Con Dada l’arte al contempo diviene eterna e uccide se stessa. Alla volontà di fissarsi, impertinente e coraggioso, su questo crinale proteiforme e liminale, si richiama Sangre (nome d’arte di Marco Francesco Sangregorio).

La sua opera si dimena creativamente nella logica extra-razionale del paradosso, facendo dell’ironia la chiave di una ricostruzione artistica dell’universo.

Il cosmo New Dada di Sangre rifiuta l’ordine, invoca il caos come sfida, esprime l’urgenza del rinnovamento socio-culturale.

New Dada rappresenta per Sangre l’evoluzione di un percorso artistico da autodidatta, partito dall’astrazione, mossosi attraverso l’arte figurativa e ritrattistica, approdato a un’arte che irride se stessa, annuncia il suo stesso tramonto, mostrando la bellezza della vacuità, la profondità del non-senso, la potenza estatica dell’eccentricità.

Sangre è dadaista perché “il dadaista è curioso; guarda là dove l’aria è più rarefatta, per cercare di capire in che direzione muoversi; e comprende, quasi subito, che qualsivoglia sentiero finirà per risospingerlo là dove non vi sono ancora differenze tra una possibilità e un’altra. Là dove tutto sembra equivalente; in quanto corrispondente a quella condizione perfettamente an-archica che può convenire solo al vero ‘inizio’” (Massimo Donà, L’irripetibile).

Là dove, paradossalmente, è vietato vietare.

Luca Siniscalco

Opera

Sangre

Sangre's New Dada 20

Intervista

– Decolliamo volando dritti al punto: cos’è l’arte per te e quando è scoccata la scintilla per intraprendere il tuo cammino artistico?

Ho iniziato a fare arte per via della mia precedente professione di stampatore unita alla passione per la storia dell’arte che ho sempre coltivato anche al di fuori del percorso scolastico. Colori e segni su vari supporti (scarti di produzione) sembravano opere di action painting. Conservare quegli scarti per trasformarli in opera d’arte è stata la scintilla che ha acceso il mio processo creativo.

Da quando invece concepisco opere a partire da zero, la definizione che più spesso mi do e mi danno, come persona e come artista, è dadaista. Definizione che apprezzo e rivendico, sebbene io rifiuti uno dei principi fondanti di tale avanguardia: l’arte fine a se stessa che non necessariamente deve avere un senso.
La corrente filosofica del materialismo, che è quella che più mi affascina e meglio mi rispecchia, ed il pragmatismo a volte quasi cinico, dovuto forse ai miei natali milanesi, fanno sì che per me l’arte debba essere saldamente ancorata alla realtà e all’attualità in quanto enorme cassa di risonanza degli ideali di un artista.

Se non ci va bene qualcosa del mondo, della politica, della società possiamo esternarlo anche (se non soprattutto) tramite l’arte. Esalto quindi nelle mie opere, ed apprezzo in quelle altrui, satira, politicamente scorretto, critica, denuncia.

Credo nella funzione civile dell’arte.

– Se tu potessi andare a cena con un grande artista passato alla storia, chi immagini al tavolo con te? Siamo curiosi, raccontaci! Di cosa parleresti? Che cosa ti piacerebbe chiedergli?

Ho già dichiarato più volte che l’artista per il quale nutro una stima sconfinata è Michelangelo.

Soprannominato dai contemporanei “Il Divino” è per me, ateo, colui il quale nell’atto di creazione di un’opera d’arte maggiormente si avvicina all’idea di un dio creatore. Elemento perfettamente riscontrabile nelle sue sculture senza dimenticare che ha eccelso anche in pittura, architettura e poesia.

Purtroppo per la cena, ho studiato anche numerose sue biografie e ho appreso che aveva un carattere scontroso, scorbutico e solitario ai limiti della misantropia, quindi credo proprio che rifiuterebbe l’invito.

Ripiegherei su Caravaggio, il quale invece non ci penserebbe due volte ad accompagnarmi al ristorante, in discoteca o in un night club. Certo, di lui e di arte si parlerebbe poco se non per niente…

– Fai parte del Nuovo Rinascimento e di un’Associazione come “Verso un Nuovo Rinascimento APS” che ha a cuore la diffusione della Bellezza nella nostra società contemporanea, in tutti i settori. Che ruolo ha per te la Bellezza? Diceva Dostoevskij che la Bellezza salverà il mondo, tu cosa ne pensi?

Mi dispiace per Dostoevskij, ma la bellezza da sola non basta. Le azioni umane salveranno il mondo!

Noi italiani, in particolare, non dobbiamo mai dimenticarci della nostra fortuna di godere di un Paese che trasuda bellezza. Paese da non intendere però come un enorme, ma ormai impolverato, museo a cielo aperto.

L’innovazione tecnologica, e l’innovazione in generale, deve riguardare anche il settore della cultura e devono essere create sinergie con altri settori: il nostro immenso patrimonio artistico-culturale, la varietà e la bellezza dei nostri paesaggi devono tornare a generare turismo anche a livelli maggiori del periodo pre-Covid. Turismo che genera a sua volta altro indotto su altri settori, ad esempio quello dell’enogastronomia, altra eccellenza italiana.

Il verbo non sarà dei più belli, ma da buon pragmatico ritengo che la bellezza vada anche “sfruttata” e non solo tutelata o contemplata passivamente.

– A Milano abbiamo aperto il nuovissimo Centro Leonardo da Vinci Art Expo, centro artistico-culturale di via Carlo Torre 24 dedicato alla Genialità; qual è la tua visione della genialità? Ti è mai capitato di pensare od esclamare la frase, rivolta a te stesso o a qualcun altro: “Sei un genio!” Descrivi, se ti ricordi, la situazione.

La genialità è qualcosa di innato. Non si può né insegnare né apprendere.

Per me la genialità consiste nel cambiare il corso della storia nel proprio settore di competenza.

A Milano per tutto il 1500 si dipingerà come Leonardo; in Europa per tutto il 1600 si dipingerà come Caravaggio; Michelangelo e Raffaello danno addirittura il nome alla corrente artistica del Manierismo (dipingere o scolpire “alla maniera” di Michelangelo o di Raffaello); Bernini e Borromini si inventano il Barocco.

Questi esempi, presi dal campo artistico, sottolineano che la genialità è strettamente legata alla sua messa in opera, ad azioni concrete che seguano l’intuizione primaria. La genialità non è certo pura teoria.

Quanto alla parte personale della domanda, più volte mi è stato dato del genio e mi sono dato del genio. Del resto come hanno detto altri prima di me: un artista modesto è anche un modesto artista.

– Una delle prerogative del nostro appuntamento annuale, il “Festival del Nuovo Rinascimento” è quella di unire mondi in apparenza diversi, come l’Arte e l’Economia, la Cultura classica e quella scientifica: tu, da artista, cosa ne pensi?

Aderisco al Nuovo Rinascimento perché è un’associazione che, talvolta contro tutto e tutti, riesce a realizzare i propri eventi, a concretizzare le proprie idee.

Per riprendere quanto detto prima Nuovo Rinascimento con il Festival, suo avvenimento annuale più importante, riesce a creare delle sinergie tra arte, cultura e altri settori apparentemente distanti dai primi due, coinvolgendo oltre alle istituzioni anche i cittadini e il territorio dei luoghi dove via via si svolge la manifestazione.

Sono rimasto impressionato in positivo dagli alti standard di qualità degli eventi e nella selezione di artisti e opere. Sono inoltre orgoglioso della professionalità e della competenza di tutti i membri dell’associazione, dallo staff agli artisti.

– Atterriamo con gusto: sei a cena e dal tavolo puoi ammirare una serie di opere d’arte accompagnate anche da un perfetto sottofondo musicale: raccontaci il tuo menù ideale, dall’antipasto al dolce, vini inclusi. Orsù siamo in Italia!!

Antipasto mari e monti: tartare di tonno o carpaccio di spada al centro del piatto contornato da lumache alla bourguignonne e funghi trifolati. Vino bianco fermo freddo Gewürztraminer.

Primo: pasta corta ma grossa, quindi paccheri o conchiglioni, ripieni con salsiccia tagliata a pezzetti e salsa di melanzane e pistacchi, il tutto da gratinare al forno. Completano il piatto pomodorini varietà ciliegino tagliati a metà, una foglia di basilico e una spolverata di Parmigiano (piatto scelto perché magistralmente preparato da mia madre lo scorso Natale). Vino rosso non troppo invadente perché i sapori del piatto sono abbastanza delicati, quindi sceglierei un Chianti Gallo Nero non troppo datato come annata.

Secondo: qualsiasi taglio di carne, purché non troppo alto e non troppo al sangue, con qualsiasi condimento o salsa (sono un inguaribile carnivoro). Vino rigorosamente rosso da decidere a seconda della scelta del piatto. Senza scomodare i giganti (Brunello, Amarone, Barolo, Barbaresco etc.) la maggior parte delle volte scelgo il Ripasso della Valpolicella, il Roero delle Langhe, il Nero d’Avola e il Morellino di Scansano.

Dolce: non rinuncio mai al tiramisù quando sono al ristorante. Accompagnato da un calice di bollicine, Franciacorta. Qui propongo anche una seconda scelta di consistenza più solida: cantucci accompagnati da un Passito di Pantelleria.

– Ora che ci salutiamo lascia che il pubblico che ti legge si ricordi di te anche attraverso un tuo pensiero sintetico. La tua frase è:

Se la vita ti spezza lasciati aiutare dall’arte, dalla cultura e dalla bellezza. Fa anche rima…